Chiariamo una cosa al volo:
Sarete tutti d’accordo che, in politica ma anche in tanti altri lavori, se uno è anziano d’età è molto meno dinamico e meno predisposto ad adattarsi ai veloci cambiamenti delle società moderne. Sarete altresì d’accordo che l’anzianità “politica” (l’esperienza) è invece un vantaggio, dato che il politico di turno saprebbe svolgere il suo lavoro in maniera più consapevole ed efficace. Come un idraulico: è molto più bravo dopo 20 anni che ripara tubi, rispetto a quando era alle prime armi. Se fosse vecchio vecchio, però, trasporterebbe le pesanti borse di arnesi molto più lentamente di quando era giovane.
L’ideale sarebbe quindi essere giovani all’anagrafe e con una buona esperienza politica. Va da sé che la combinazione peggiore sarebbe invece un età fisica avanzata e un’esperienza in politica breve: si è vecchi, e quindi si tende al rincoglionimento, e si ha poca esperienza.
Ecco, chi gli spiega a Berlusconi che, continuando a ribadire di essere avvantaggiato coi suoi settant’anni associati alla sua giovane esperienza politica (rispetto alla giovane età dei suoi avversari che però hanno una lunga carriera), si auto-proclama inadatto alla guida del nostro paese? E’ come se un rallista si credesse avvantaggiato correndo con una gomma buca ma con la vernice della carrozzeria metallizzata.